Dalla mia nascita ho tentato di comunicarmi, come tutti gli altri bimbi, piangendo, ridendo, alzando le braccia, le gambe, e anche muovendo agilmente le dita, ma, tuttavia, io volevo andare a piú, e ho anche cominciato a gesticolare, muovendo la faccia, il nasso, le labbra, le ciglie e anche il poco capello che avevo, e fu cosí come i miei genitori, sorpressi per la mia gesticolazione, piano piano iniziarono a capire il mio linguaggio, cosí, ad esempio, quando aprivo la bocca al massimo e muovevo selvaggiamente la pancia capivano subito che avevo famme, e molta. Questo era il mio gesto preferito e piú usato, perché di seguito correvano in cucina come pazzi per farmi dei deliciossi biscotti... e come godevo assaporandoli!
Piú avanti, col passare dei mesi e degli anni, mi sono iniziata nei fonemi, quelle piccole unità di suono cosí insignificante ma che tutte insieme possono formare infiniti messaggi di tutte le forme, significati e colori immaginati o inimmaginati. Cioè, possiamo esprimere quello che stiamo facento, quello che abbiamo già fatto, quello che faremo e se vogliamo, anche quello che forse faremo. Ma, questa è soltanto una piccolissima parte di tutto quello che si può fare con questi gruppi fonetici, giacché grazie al linguaggio umano possiamo anche comunicare i nostri sentimenti, la nostra maniera di capire il mondo, di relazionarci e insomma, di avere pensiero.
È stato ai sei anni quando ho iniziato a conoscere
delle altre lingue del mondo. Ho cominciato a studiare l’inglese in scuola,
lingua strana per me anche se l’avevo già ascoltata nella TV qualche volta. Ho
conosciuto una bambina araba molto simpatica che scriveva di diritta a sinistra
delle lettere mai viste! Lei mi ha scritto il suo abbecedario e anche il mio nome in un foglio che ancora oggi conservo.
Ho fatto una amica francesa con cui scambiava parole, ciascuna della sua
lingua. Ho avuto compagni cinesi e portogalli. Ho viaggiato alla Germania,
all’Italia e alla Francia. E quante piú lingue ascoltavo piú interesse e
curiosità avevo per impararle e capirle.
In questi momenti, ai dicianove anni, sto imparando
l’italiano e l’inglese oltre il
castellano e il valenciano che sono le mie madre lingue e quindi le conosco
bene. Ma sono sicura che questo non si fermerà cui, perché dopo, mi piacerebbe
anche imparare il francese, l’arabo, il tedesco, e perché no, il cinese. Mi
aspetta una lunga strada da percorrere per studiare le lingue, ma anche per viaggiare,
per conoscere persone di altri paesi e la sua cultura e insomma, per crescere
come persona in una società sempre piú multilingue.
Marina Parejo.